NAZIONE:
Norvegia
LOCALITA': Ringebu
ANIMALE: Alce
ALCE IN NORVEGIA
Subito nel vivo
Siamo a Ringebu, in questa
zona della Norvegia la caccia all’alce ha regole
precise: si caccia solo per la durata di cinque
settimane a partire dal 25 settembre. Le squadre sono
composte al massimo da dieci cacciatori. Knut, uno dei
nostri compagni di avventura, ci spiega la tecnica che
adottano: “Liberiamo i cani per fargli seguire l’alce.
Raggiunto l’animale grazie all’abbaiare dei cani, se
non riusciamo a colpirlo, mettiamo in allarme gli
altri cacciatori seduti nelle altane intorno”.
I vecchi cacciatori
Conosciamo due cacciatori olandesi,Theo e Paul, che
unendosi alla squadra di Knut, affronteranno l’alce
per la prima volta. Poi lasciamo la squadra, alla
quale torneremo fra un paio di giorni, e ci dirigiamo
a Favang, a pochi chilometri da Ringebu, dove c’è il
gruppo più famoso della zona: tutti cacciatori
anziani, qualcuno con cinquanta anni di esperienza
sulle spalle. Sono proprietari terrieri che si
dividono gli animali uccisi secondo le quote di
ciascuna riserva. Ogni anno in Norvegia vengono uccisi
40.000 alci, 270 nella zona di Ringebu.
L’odore della caccia
Breda, il maggior proprietario terriero del posto è
anche il capocaccia. Ci muoviamo tra gli abeti e le
betulle dove gli alci trovano il loro nutrimento. La
caccia è molto difficile: richiede ore di cammino e di
attesa nelle altane e particolare attenzione perché
l’alce ha udito e fiuto eccezionali. Una prima squadra
si avvia. Noi restiamo con il gruppo di Breda, che è
collegato via radio con tutti i cacciatori e con i
cani che hanno un microfono sul collare. I cani
cominciano ad abbaiare. Hanno avvistato l’alce, ma il
vento gira, l’alce ha probabilmente sentito l’odore
dei cacciatori e scappa.
L’iniziativa è nostra
Nella seconda parte della giornata è il nostro gruppo
che parte coi cani. La zona di caccia di Breda è una
grande foresta, che si estende per 12mila ettari a 500
metri di altezza. Si cammina a lungo, scendendo dalla
collina, superando le altane dove sono sistemati gli
altri cacciatori. Individuiamo una femmina di alce, ma
a tale distanza che non è possibile sparargli. Breda
allora avverte via radio gli altri cacciatori della
presenza dell’alce. Uno sparo lontano ci capire che un
altro gruppo sta cacciando nei territori vicini. Poi
tocca alla squadra di Breda entrare in azione. Si
parte per rintracciare la femmina avvistata in
precedenza, ma il tentativo si rivela infruttuoso.
Knut e gli altri
Il mattino seguente partiamo per riagganciare il
gruppo di Knut col quale ci fermeremo due giorni.
Hanno già preso una femmina e un cucciolo. Oggi si
apre la caccia al maschio. Knut divide la squadra per
avere maggiori possibilità di scovare l’alce. A due
dei capigruppo consegniamo una telecamera perché
possano filmare l’animale se saranno più fortunati di
noi.
Dopo aver letto su una mappa la posizione degli altri
cacciatori, ci assestiamo nella nostra postazione in
attesa. Sentiamo il cane che abbaia: l‘alce deve
essere vicinissimo. Ma non riusciremo a vederlo.
Lo sguardo di Thor
L’alce è stato ripreso da Thor, che però non ha potuto
sparare, perché l’animale è femmina e ne ha abbattuto
un esemplare il giorno prima. La ripresa di Thor
mostra uno spettacolo raro da vedere e consente di
apprezzare il grande lavoro del cane, che individuata
la preda non la lascia più, la segue senza tregua
infastidendola e continuando ad abbaiare per ore,
segnalando così la sua posizione ai cacciatori.
550 chili di Alce
Ultimo giorno di caccia. Si unisce a noi una
diciannovenne norvegese, Kristina, che ha cominciato a
cacciare all’età di cinque anni. Tutti partecipano
alla battuta con l’obiettivo comune di catturare un
grosso maschio. Dopo parecchie ore di cammino viene
avvistato l’alce e la fortuna di abbatterlo tocca a
Paul. L’olandese ha conquistato un magnifico trofeo.
Un maschio del peso di 550 chili. Alla sera tutti
levano i bicchieri per un brindisi al felice esito
della spedizione.






TOP