NAZIONE:
Lapponia - Svezia
LOCALITA': Frederika
ANIMALE:
Alce
ALCE E ALTRE AVVENTURE IN LAPPONIA
Un animale un simbolo
Stoccolma è una delle più
belle capitali del mondo. La città vecchia, costruita
su isole inserite in un reticolo di canali, è in una
posizione ideale per il commercio e i collegamenti
marittimi.
L’alce l’animale simbolo della Svezia, vive in 28
parchi nazionali e in migliaia di riserve naturali.
Ad Umea, circa un’ora di volo a nord di Stoccolma,
incontriamo i due cacciatori inglesi, Tim e Ian, coi
quali proseguiremo verso la Lapponia per una grande
caccia.
L’impresa difficile
Proseguiamo in macchina fino all’arrivo in Lapponia
ricoperta di neve. Nel nostro albergo incontriamo un
gruppo di austriaci venuti a cacciare uccelli, una
selvaggina facile e abbondante nella zona. L’alce è
molto più difficile da catturare.
Helmut, la guida turistica della zona che ci
accompagna spiega la difficoltà dell’impresa. Si
possono usare i cani, se si è in buona forma,
impiegando un giorno intero e metà della notte e anche
più. Si lascia andare il cane, la guida e il
cacciatore lo seguono finché individua l’alce e
comincia ad abbaiare: allora tocca al cacciatore
avvicinarsi all’alce per ucciderlo.
Altrimenti, per cacciatori meno esperti e resistenti,
si caccia dalle altane, dove si può sedere aspettando
che l’alce si avvicini da solo. In questo caso può
volerci molto tempo, almeno una settimana, prima che
si presenti una buona possibilità.
Gli ordini di Helmut
Alle sei del mattino si parte in auto per raggiungere
la zona di caccia, a ridosso di un piccolo lago che
comincia a ghiacciare.
Helmut raduna il gruppo e dà le disposizioni, quindi
ci si avvia tra gli alberi coperti di neve; la
visibilità è scarsa e il cammino sulle montagne
innevate è molto faticoso. In queste condizioni si è
completamente dipendenti dai cani. Solo loro possono
rintracciare l’alce e segnalarlo ai cacciatori che li
seguono via radio.
Il cane
Un cane è partito seguendo una traccia sulla neve.
Rimaniamo in attesa di un suo segnale, ma il tempo
passa inutilmente. Il cane viene sostituito e si
comincia a seguire le tracce di un alce che è stato
visto nella zona. Vengono impartite nuove
disposizioni: si tratta di circondare l’alce visto
nella zona e spingerlo verso quattro postazioni, dove
sono appostati altrettanti cacciatori. Se non
riusciremo a sparargli noi cercheremo di spingerlo
verso le altane. Dopo cinque ore il cane disperso
riappare, ma l’alce non è stato rintracciato. Finisce
così la prima giornata di caccia.
L’alba di sangue
All’alba del giorno seguente si riparte in auto, e
improvvisamente, a trecento metri da noi, appare la
sagoma di un alce. L’auto si ferma. Mentre scendiamo
appare un secondo, poi un terzo e un quarto esemplare.
Ian si stende a terra, mira e spara un colpo preciso
da una grande distanza: l’alce, un maschio di oltre
300 chili si abbatte al suolo.
Dopo una sosta alla base si riparte alla ricerca di un
secondo alce, probabilmente ferito da Hans, un
cacciatore austriaco che si era unito a noi. Per un
po’ seguiamo tutti le tracce di sangue lasciate sulla
neve dall’animale ferito, poi lasciamo proseguire la
ricerca ad Hans con altri due cacciatori e rientriamo
alla base.
Paura per Hans
Al tramonto ci giunge notizia che Hans e i suoi
compagni si sono persi nella montagna. Le ricerche,
subito attuate, con motoslitte, elicottero, auto della
polizia e cingolati dei vigili del fuoco, si
prolungano nel tempo affannose e mettono in pericolo
anche alcuni dei soccorritori. Ma poi, l’episodio che
aveva assunto toni drammatici, si risolve felicemente.
Dispersi e soccorritori ricompaiono tutti, provati e
stanchi e si rientra alla base.
Helmut, ottimo cuoco, oltre che guida eccellente,
prepara una ricca cena che conclude in allegria la
nostra emozionante avventura.














